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Il beato Girolamo da Stroncone († 1430-1465). Esigue, purtroppo, sono le notizie riguardanti il beato Girolamo da Stroncone. E queste risultano, oltretutto, molto confuse e discordanti tra di loro. Nella cronaca di padre Agostino da Stroncone (“Umbria Serafica”), all’anno 1425, si legge: «Il b. Girolamo di Stroncone, ricevuto alla Religione dal b. Giovanni paesano, di cui fu caro discepolo e compagno, massime in Abbruzzo et in Puglia, miracoloso et in vita e doppo morte, che gli succede quest’anno a 3 di luglio nel convento di S. Angelo appresso Anzano, o Lanciano di Abbruzzo».
Il Wadding parla invece della sua morte nell’anno 1430; altri addirittura nel 1465. In un manoscritto inedito dell’archivio del convento “San Francesco” di Stroncone, la sua morte è posta al 1525! Lo Jacobilli, trattando la vita di questo eroe francescano, scrive: «Questo Beato fù circa l’Anno mille quattrocento sei vestito del sacro habito de’ Minori Osservanti, nel Convento di S. Francesco della sua Patria, dal B. Giovanni da Stroncone, Commissario generale di detta Riforma, cognominata de’ Zoccolanti; e fu sio diletto, e obediente discepolo. Era Religioso di rare virtù, e però divenne molto celebre in tutto il suo Ordine, e nella Provincia dell’Umbria. Andò l’Anno 1415, in compagnia d’esso Beato Giovanni all’Aquila, fuori della quale Città eressero il Convento di S. Giuliano. Fù poi da’ suoi Superiori mandato ad habitare nel Convento di S. Angelo della Pace, appresso Ansano, ò Lanciano nell’Abruzzo, e Provincia di S. Bernardino; dove riuscì di sì meravigliosa Santità, e essempio, che meritò haver la gratia da Dio di far miracoli in vita, e dopo la sua morte; la quale seguì adì 3 di Luglio circa l’Anno 1425 di Nostro Signore, à tempo di P. Martino V. Il suo sacro corpo fu con molta devotione sepolto in luogo honorevole della Chiesa di detto Convento di S. Angelo. Di lui si leggono nel Martirologio Francescano alli 3 di Luglio le seguenti parole: “Ansani in Aprutio, Beati Hieronymi a Stronconio Confessoris, virtutibus, et gratia miracolorum conspicui”» (L. Jacobilli, Vite, II, pp. 4-5).
Il beato Francesco Vici da Stroncone († 1496). Anche di questa figura si è in possesso di esigue notizie . L’albero genealogico della famiglia Vici lo presenta quale figlio di Ludovico III e di una preclara giovane della famiglia Belforti. Sarebbe pronipote del beato Antonio. Entrò nell’Ordine francescano circa l’anno 1465 nel patrio convento di “Santa Maria”. Il Gonzaga ne ricorda lo spirito di orazione, l’esercizio continuo dell’umiltà e dell’obbedienza. Fu ripetutamente superiore nel convento di “San Fortunato” di Montefalco, che veniva costruito in quegli anni, per impegno indefesso del padre Antonio di Montefalco e dello stesso beato Francesco. Questi si preoccupò di renderlo veramente un convento modello ed il centro della vita spirituale della cittadina umbra. Per questo fece ampliare la chiesa, dove erano già da secoli venerate le spoglie dei Santi Fortunato e Severo, patroni della città e dove era stata battezzata Santa Chiara da Montefalco. Francesco morì e fu sepolto in questo suo convento prediletto, il 15 aprile 1496, e si rese famoso per i miracoli operati in vita e dopo morte. Lo Jacobilli tramanda: «Nacque il B. F. Francesco in Stroncone, Terra sotto la Diocesi di Narni; prese l’habito de’ frati Minori Osservanti, detti de’ Zoccolanti nel Convento di S. Francesco della sua Patria, circa l’Anno 1465, e procurò imitare la santa vita, e l’essempio, ch’havevano lasciato al Mondo i Beati Giovanni, Girolamo, e Antonio, suoi Compatrioti, i quali furono dell’istessa Riforma, e habitarono nel medesimo Convento. S’essercitava il B. Francesco in assidua oratione, nelle penitenze, nell’humiltà, nell’obedienza, e in altre sante virtù, e sopra tutto nella pontuale osservanza della Regola, che professava; seguendo le vestigie del P. San Francesco, Institutore di essa Regola e Ordine, e di cui ne teneva il nome; e però in breve divenne celebre, e in gran stima. Dopo molt’anni, fù da’ suoi Superiori mandato Guardiano del Convento di San Fortunato, fuori della Terra di Montefalco, sotto la Diocesi di Spoleto, ove visse lungo tempo in gran santità. In detto luogo di S. Fortunato era già una nobil Pieve, ò Priorato con due Canonici secolari: ma in progresso di tempo, essendo molto discaduto, fù abandonato per le poche rendite, ch’haveva: il Commune di Montefalco l’ottenne per darlo a Religiosi; e nel 1446 P. Eugenio 4 gli lo confirmò per breve paer darlo alli Padri Minori Osservanti; li quali non lo potettero habitare per fino all’Anno 1457 per la morte del Priore, e rinuntia de’ Canonici; e l’ultimo di essi fù Barnaba Nennati, nobile Montefalchese; il quale poi fù creato Vescovo di Terni, e poi d’Assisi; e per mezzo del P.F. Antonio da Montefalco, che nel detto Anno 1457 era stato creato Vicario Generale degli Osservanti, furono gli frati del suo Ordine intromessi primieramente in detto luogo ove edificarono il Convento. Dimorando il B. Francesco in detto Convento; procurò tenervi sempre Religiosi di molto essempio, e bontà: con l’elemosine del Commune di Montefalco restaurò la Chiesa , e il Convento; trasferì in luogo più honorifico li corpi di S. Fortunato Prete, e di S. Severo Cavaliero, che riposavano in essa Chiesa; e spesso visitava li loro sepolcri, e raccomandava alle loro intercessioni se stesso, e la Terra di Montefalco, della quale ne sono Protettori: come il simile faceva in venerar il Corpo della B. Chiara Vergine d’essa Terra. Dopo esser questo Beato vissuto molt’anni in detto Convento in singolar bontà, e fama, e operato per lui il Signore assai miracoli; lo richiamò a sé adì 15 d’Aprile circa l’Anno 1495. Il suo corpo fù sepolto con molta divotione nella Chiesa di esso Convento in luogo particolare, ove ancora riposa; non mancando il Signore illustrarlo di nuovi miracoli dopo la sua morte, che però dal Popolo fù tenuto in gran veneratione. Alcuni Scrittori dicono, che morisse circa l’Anno 1517, e altri nel 1430 ma il più certo è, che morisse in detto anno 1495. Nel Martirologio Francecano si legge di lui a quindeci d’Aprile: “In Umbria prope Montem Falconem, Beati Francisci a Stronconio Confessoris, cuius sanctitatem miracula crebra per eum edita testantur”» (L. Jacobilli, Vite, I, pp. 407-408).
Padre Giovanni Vici da Stroncone († 1575). Circa l’anno 1500, ancora dalla famiglia Vici, ebbe i natali un altro Giovanni, figlio di Angelo Vici. Entrò da giovane nell’Ordine francescano, e fu destinato al sacerdozio; fu predicatore famoso in molte delle più importanti città d’Italia; resse con molta prudenza e carità i più grandi conventi dell’Umbria. Nel 1550 è superiore del Santuario della Porziuncola; nel 1554 viene eletto all’unanimità Ministro Provinciale dell’Umbria; nel 1560 è nuovamente chiamato a reggere il convento della Porziuncola: e si deve dunque a lui il progetto di costruire la grandiosa Basilica che custodisce la cappella del «Perdono d’Assisi»; egli vi ha lavorato come Provinciale e come superiore locale. Fu molto stimato dal sommo Pontefice San Pio V, che lo inviò quale Visitatore apostolico per la riforma dei monaci Cistercensi nella diocesi di Firenze; nel 1566 è Visitatore apostolico e riformatore del monastero di Monteluce in Perugia e poi del monastero di San Donato in Polverisa.
Più importante ufficio ebbe ancora da San Pio V nel 1567, quando fu incaricato di far tornare all’obbedienza dei superiori dell’Ordine francescano i Clareni viventi sotto gli Ordinari; al governo degli Osservanti riportò, per altro decreto apostolico, gruppi di fratelli, sorelle e monache del Terzo Ordine francescano, che vivevano da eremiti nel Lazio, Abruzzo, Umbria e Marca anconitana.
Nel 1568, quando Pio V volle che il monastero di Santa Chiara in Napoli passasse dalla giurisdizione del Ministro Generale dei Conventuali a quella degli Osservanti, inviò il padre Giovanni Vici a far rifiorire la regolare Osservanza fra quelle monache. Ritornato in Provincia nel 1571, quasi subito dopo il Ministro Generale lo nominava presidente del Collegio dei penitenzieri della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma, ove restò fino all’Anno Santo del 1575. In quell’anno, fattosi trasportare nell’infermeria del convento di Aracoeli, vi morì colmo di fatiche apostoliche e di meriti. La sua figura ha un valore storico non solo per la Provincia Serafica e per tutto l’Ordine francescano, ma anche per la Chiesa cattolica.
Padre Antonio Vici da Stroncone († 1610). Altra luminosa figura di francescano fu il padre Antonio Vici, nato a Stroncone circa il 1510. Vestì l’abito minoritico nel 1530, e morì centenario circa l’anno 1610. Da giovane, era stato inviato a Perugina, ad apprendere le “arti liberali”; ma preferiva frequentare le chiese, ed era d’esempio a tutti i giovani condiscepoli. Quando a venti anni decise di entrare tra i frati Minori, molti dei compagni lo seguirono. Per testimonianza di quanti lo conobbero, e specialmente del suo confessore: fra Michele da Cibottola, fu ferventissimo nell’osservanza della Regola, soprattutto della povertà: mangiava solo pane ed acqua, con l’aggiunta di agli e cipolle; dormiva pochissimo; spesso si disciplinava a sangue. Fu uomo di preghiera, «esercitandosi in continua oratione non solo mentale ma anco orale; era in particolare devotissimo della Beatissima Vergine: che a quest’effetto, essendo Guardiano del luogo della Beatissima Vergine dell’Angioli d’Assisi, detta in altro nome la Porziuncola , ordinò che i frati osservassero d’astenersi da ova e latticini il sabato» (A. Contessa – A. Mattielli, Croniche, ms. 1634 c.). Fu puntualissimo agli atti comuni fino al giorno della morte; nemico dell’ozio, trovava sempre qualche occupazione; predicò molto in tutta Italia. Nel 1572, diventò penitenziere presso la Basilica di San Giovanni in Laterano, dove era superiore suo zio padre Giovanni; dopo quattro anni, fu nominato Guardiano del convento della Porziuncola (1577), ove promosse moltissimo i lavori della Basilica iniziati dallo stesso zio. Ottenne da papa Gregorio XIII l’autorizzazione di costituire anche per il Santuario della Porziuncola quattro penitenzieri muniti di tutte le facoltà; in più, ottenne che l’altare della Porziuncola fosse arricchito di tutti i privilegi dell’altare di San Gregorio in Roma. Nel 1579 diventò Commissario Provinciale, mentre il Ministro Provinciale si portò a Parigi per il Capitolo Generale. Nel 1581 e poi nel 1599 fu eletto Guardiano del convento di San Francesco al Monte di Perugia, attirandosi la simpatia e la devozione dei perugini anche per lo spirito di profezia di cui fu arricchito.
Nel 1585 fu nominato Ministro Provinciale dell’Umbria; durante il suo governo si interessò anche dei restauri e dell’ampliamento del convento di San Francesco in Stroncone. Fu, per quattro trienni successivi, scelto come confessore nel monastero delle Clarisse di Monteluce in Perugia. A più riprese fu eletto maestro dei Novizi.
Il suo confessore riferisce che ogni sera, dopo Compieta, soleva confessarsi; era in continui esercizi spirituali; recitava ogni giorno, oltre alle preghiere prescritte, l’Ufficio della Madonna e dei morti, i Sette salmi penitenziali ed altre preghiere.
Negli ultimi mesi della sua vita, chiese di potersi ritirare nel convento di San Simeone in Stroncone, per poter vivere nella solitudine assoluta. Ma dopo qualche mese, per le pressioni continue dei perugini che reclamavano “Il Santo” nella loro città, dovette ritornare a San Francesco al Monte, dove morì la notte del 15 novembre 1611, dopo tornato dal coro, dove aveva recitato il mattutino insieme agli altri confratelli. Ed aveva circa 100 anni! Al suo funerale accorse tutta la città; e furono impetrate grazie per sua intercessione. Nel 1643, quando fu esumato, il suo corpo fu ritrovato intatto.
Altri religiosi insigni di Stroncone.Nel 1591, moriva nel convento della Porziuncola il padre Antonio Grimani di Stroncone, parente dei precedenti Vici; anche per lui si parla di «opinione di santità».
Padre Bonaventura Cecconcelli, fondatore principale della ricca biblioteca del convento di San Francesco di Stroncone, fu professore dottissimo «e fece molti discepoli di gran valore» ; passò dalla Riforma (dove era stato Custode) all’Osservanza, in cui fu Ministro Provinciale (1603); fu riformatore di vari monasteri di monache; guardiano nel convento della Porziuncola, dove accrebbe la fabbrica; Visitatore generale di varie Province; morì a Santa Maria degli Angeli nel 1616.
Padre Ubaldo Novelli, musicista, predicatore famoso (a Terni, dopo ripetuti corsi di predicazione, ebbe come compenso il titolo di cittadino onorario, insieme a tutta la sua famiglia); Commissario generale per i frati Minori della Sicilia (1616) (ebbe allora per segretario il padre Giovanni da Napoli, che diventerà poi Ministro generale dell’Ordine); dette alle stampe molte sue prediche; morì nel convento di Montesanto in Todi nel 1629.
Suo nipote, padre Basilio Novelli, fu oratore e uomo di fiducia del Ministro generale, che se ne servì per gli uffici più delicati dell’Ordine. Morì giovanissimo nel 1633, nel convento di Santa Maria di Colle dell’Oro in Terni.
Frate Cherubino Contessa ebbe vita molto provata: prima novizio laico Cappuccino, poi per infermità tornò al secolo; in ultimo riuscì a rendersi religioso tra i Riformati; visse santamente, sempre nei conventi di noviziato, e morì molto vecchio, completamente cieco, nel convento di Montesanto di Todi, nel 1632.
Il padre Felice Barnabei, letterato e osservantissimo della Regola; fu guardiano a Betlemme, missionario in Siria; ritornato in Umbria, fu guardiano a Lugnano, e morì nel convento di San Giovanni d’Amelia nel 1598.
Altro predicatore famoso fu il padre Francesco Serangeli, penitenziere apostolico in San Giovanni in Laterano; in Provincia, fu custode della Riforma; morì al convento delle Grazie di Terni, nel 1576 (o nel 1577).
Ebbe anche costui un nipote che diventò ugualmente religioso, e si chiamò pure frate Francesco Serangeli; riscoteva la fiducia dei superiori che si aspettavano molto da lui; ma fu colpito da un fulmine mentre si affacciava al finestrone dello studio in San Francesco al Monte di Perugia, dove fu sepolto nel 1585.
Si distinsero per dottrina, per virtù e per zelo apostolico i seguenti “figli” di Stroncone: padre Giuseppe Gentili-Desideri, guardiano nei principali conventi della Provincia, morto nel 1627 ; padre Giovanni Placenti, predicatore e lettore «virtuosissimo»; morì nel 1608; padre Ludovico Ustanza, bravo musicista, missionario a Gerusalemme, morì a Napoli in Santa Maria la Nova , nel 1597.
Virtuosi ed esemplari furono i fratelli laici: frate Giacomo Belforti, che mai volle dormire nel letto e fu di grande austerità: visse a Bevagna e alla Porziuncola, qui morì nel 1606; frate Girolamo Macei, compagno indivisibile del padre Giovanni Vici: lo accompagnò nelle sue visite, morì a San Simeone di Stroncone nel 1602.
Appartennero ai Clareni di San Simeone di Stroncone, e passarono poi all’Osservanza, i due religiosi stronconesi: padre Silvestro Massoli, il quale condusse con sé all’Osservanza anche i suoi cinque novizi, fu confessore ricercato; morì nel convento di Santa Maria delle Grazie di Terni, nel 1583; padre Simeone Colantoni, bravo musicista, morto ugualmente alle Grazie nel 1590. Importanti uffici ricoprì nell’Ordine il padre Costanzo Malvetani, predicatore, Definitore generale, Consultore del Santo Uffizio; fu guardiano nei conventi stronconesi di San Francesco e di San Simeone; qui morì il 23 settembre 1636. Gli apparvero, prima di morire, la Madonna con Santa Maria Maddalena e Santa Caterina di Alessandria. Muore mentre gli leggono la Pas sione di Cristo secondo San Giovanni, alle parole: «Et inclinato capite emisit spiritum».
Il padre Paolo Giorgi, maestro dei novizi e dei chierici, guardiano della Porziuncola (1624) e di San Francesco al Monte di Perugia, Ministro provinciale dell’Umbria, morì a Foligno durante un corso di predicazione il 15 aprile 1620, domenica in “Albis”.
E’ ricordato da chiunque entri nel convento di San Francesco a Stroncone, per un’iscrizione muraria, che si presenta in cima alle scale del dormitorio, il padre Giovanni Salvati. Intelligente ed attivo, fu missionario apostolico in quasi tutta Europa, Custode di Terra Santa, Commissario nel Regno di Cipro (1669-1678). Più volte ricoprì la carica di Ministro provinciale dell’Umbria (1669 e 1678) ; fu Visitatore generale delle Province del Lazio e della Toscana; Definitore e poi Vicario generale; per tre volte fu superiore della Porziuncola, e compì i lavori della Basilica facendo costruire la cupola, la cantoria, la sacrestia ed il Palazzo apostolico presso il Sacro Convento. Arricchì la biblioteca del convento di San Francesco in Stroncone. Morì alla Porziuncola, in piedi, dopo aver ricevuto con somma devozione il Santo Viatico, il 27 novembre 1685, a 66 anni: era nato il 21 febbraio 1619.
Naturalmente, non si possono dimenticare i cosiddetti “Storici francescani”, quali:
* padre Agostino da Stroncone (Egidio di Francesco Mattielli). Nato a Stroncone nel 1631, vestì l’abito francescano alla Porziuncola l’11 maggio 1647. E’ lo storico francescano umbro più importante, soprattutto per l’opera: “Umbria Serafica”, nella quale raccoglie notizie su tutti i conventi dell’Umbria, dal 1208 al 1680. Fece scuola nei conventi di Pieve, Narni, Terni, Stroncone; fu inviato come Visitatore generale in varie Province dell’Ordine; si conserva manoscritta la relazione importantissima della sua visita nelle Puglie, dove offre notizie dettagliate di tutti i conventi delle Puglie, del Napoletano e dell’Abruzzo; nell’archivio di “San Francesco” a Stroncone e nella Biblioteca comunale di Terni, si conservano varie altre memorie manoscritte del padre Agostino: schemi di prediche, appunti di storia locale; nell’archivio comunale di Stroncone è una sua autobiografia. Fu archivista della Provincia Serafica dell’Umbria; morì nel 1685.
* Padre Arcangelo Contessa. Anche se di minor importanza rispetto a padre Agostino, padre Arcangelo raccolse le notizie sul convento di San Francesco di Stroncone dal 1575 sin verso il 1650, aggiungendovi molti altri dati riguardanti i conventi e le chiese della zona; resta, indubbiamente, una delle fonti principali, se non unica, per una interessante monografia su Stroncone.
Tralasciando tanti altri nomi, non possiamo omettere padre Angelico Coletti, benemerito soprattutto per aver restituito alla sua cittadina il corpo del beato Antonio; ma anche bravo studioso di storia e zelantissimo nella osservanza regolare. Di lui si conservano molti manoscritti, che informano sulla storia di Stroncone: aiutò l’avvocato Teodoro Costanzi nella raccolta di memorie storiche su Stroncone; s’impegnò con tutta la forza e l’astuzia per lasciare aperta al culto la chiesa di San Francesco durante la soppressione napoleonica (1810-1814). Era nato il 25 luglio 1768; guarito miracolosamente per intercessione del beato Antonio, diventò frate minore nella cappella della “Porziuncola”, il 7 agosto 1783; s’impegnò, come ringraziamento al suo benefattore, a riportarne il corpo nella sua terra. Per quell’atto, dovette poi sottomettersi anche a punizioni canoniche e, più tardi, a sfidare le ire del Magistrato di Stroncone, disposto a ridare il corpo ad Assisi, dietro sborsamento di denaro. Morì il 10 gennaio 1847, all’età di 79 anni, nel convento di Stroncone, di cui per tanti anni era stato guardiano; era Lettore di Teologia, fu due volte Segretario provinciale e tre volte Definitore.
Paolo Rossi
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